facoltà di non rispondere dallo scorso 5 settembre, giorno in cui la sua posizione cambiò da persona informata sui fatti ad indagato. Ma adesso, a quasi un anno di distanza, il frate congolese ha deciso di sciogliere il proprio riserbo e di ripartire da dove si era fermato: dal racconto di quel 1° maggio 2014, giorno nel quale Guerrina Piscaglia fu come inghiottita nel nulla. Il religioso, che si è detto sereno, ricostruirà quindi domani quelle 24 ore, le ultime passate dalla signora Piscaglia insieme ad i suoi cari. Il cellulare di Guerrina, da cui dopo la sua scomparsa partirono alcuni messaggio, e l'identità del fantomatico zio Francesco rimangono i principali interrogativi a cui domani il congolese dovrà rispondere.L'avvocato Zacheo ha comunque precisato che il religioso non confesserà, ma aggiungerà sicuramente dettagli significativi sulla giornata del 1° maggio.
Questa mattina il religioso ha incontrato anche Osango Benjiamin,
diplomatico dell'Ambasciata della Repubblica del Congo, particolarmente vicino al frate in quest'ultimo periodo di reclusione. Il diplomatico, che ha sempre sostenuto l'innocenza di padre Graziano, questa mattina all'uscita dal carcere ha parlato di un complotto ai danni dello stesso religioso, parlando di una macchinazione contro l'amico. Come sostiene anche l'avvocato Zacheo, per il congolese le indagini hanno percorso una sola ed unica pista, quella che ha condotto poi in carcere il frate, non indagando abbastanza per verificare altre ipotesi. Ed è sempre il diplomatico dell'Ambasciata a puntare il dito contro il marito Mirko, sul quale sostiene che gli inquirenti avrebbero dovuto indagare maggiormente.