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Siamo nel pieno della Rivoluzione scientifica. Idee audaci fanno la loro comparsa per affermarsi dapprima negli ambienti intellettuali e illuminati dell’epoca per diventare nei secoli successivi patrimonio culturale dell’umanità. Ci sono i protagonisti di questa svolta epocale del pensiero umano e sono quelli che tutti noi abbiamo studiato a scuola. L'astronomia che con Copernico passa dal geocentrismo all’eliocentrismo. Ci sono Galilei e il suo cannocchiale. Gli studi di Napier sulle funzioni logaritmiche e le scoperte di Newton sull’ottica e le leggi della gravitazione.

Ma come in ogni storia i protagonisti non potrebbero essere tali senza la presenza di alleati che li hanno sostenuti e hanno contribuito alla diffusione delle loro idee. Antonio Nardi di Arezzo fu uno dei più coraggiosi e dotati discepoli di Galileo Galilei. Figura la cui biografia è ancora in parte sconosciuta, ma che insieme allo scienziato Raffaello Magiotti e al matematico Evangelista Torricelli ha rappresentato quello che Galilei definì il suo triumvirato.

Laureato in diritto canonico e diritto civile a Pisa, fu molto probabilmente qui che entrò in contatto con le idee galileiane per abbracciarle in pieno e seguire poi a Roma un gruppo di intellettuali attivo nella diffusione del pensiero di Galilei. È proprio a Roma che Antonio Nardi incontrò i discepoli che lo avrebbero accompagnato nel percorso intellettuale che lo portò alla stesura delle Scene, la sua opera più conosciuta.

Nardi si trovò al centro del dibattito intellettuale che tanta diffusione conobbe negli anni d’oro della Rivoluzione scientifica. Fu amico di Evangelista Torricelli, celebre per la scoperta del solido di rotazione detto Tromba di Gabriele, del cardinale Michelangelo Ricci e del matematico Raffaello Magiotti con i quali intrattenne una fitta corrispondenza con Galileo Galilei.

La curiosità scientifica di Nardi come molti suoi contemporanei fu ampia, con interessi che spaziavano dalla fisica alla matematica seguendo le orme del suo amato maestro. Lo stesso Galilei, infatti, è famoso per i suoi numerosi interessi che andavano dal calcolo delle probabilità, a lui si deve il primo articolo accademico sulle diverse combinazioni dei dadi, alla fisica della natura scritta “in lingua matematica”.

E proprio la geometria fu per Antonio Nardi una disciplina cui dedicò tempo ed energie, tanto da scrivere un saggio, poi inviato a Galilei, nel quale descriveva i risultati ottenuti in una nuova dimostrazione del teorema di Archimede ottenuto impiegando il metodo degli indivisibili sviluppato da Bonaventura Cavalieri.

Per capire al meglio la figura di questo erudito è sufficiente descrivere i rapporti epistolari che strinse con i maggiori intellettuali dell’epoca. Marsenne lo cita nelle sue lettere con apprezzamento e stima. Marin Marsenne è lo scopritore dei numeri primi che prendono il suo nome (Numeri primi di Marsenne) e che oggi rappresentano il Santo Graal della matematica. Benedetto Castelli, anch’egli discepolo di Galilei e con il quale il Nardi fu in contatto a Roma, si occupò di magnetismo e idraulica e a una sua geniale intuizione dobbiamo l’invenzione del pluviometro.

La sua opera più conosciuta, ma di difficile lettura è le Scene. Un caos filosofico e non solo, come l’ha definita il suo stesso autore in un sommario che si trova a metà dell’opera, un concentrato delle sue idee e delle sue intuizioni in numerosi campi dello scibile umano: dalla fisica alla filosofia. Si tratta dell’espressione più tipica di un intellettuale la cui insaziabile curiosità ha fatto da scintilla per una ricerca a cui ha dedicato tutta la sua vita.