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È paradossale come il centrodestra di nongoverno stia provando a rovesciare la situazione. Durante le amministrazioni Fanfani, per ogni bottiglia per terra a Sant’Agostino e, per estensione, per ogni aspetto legato a decoro e sicurezza, la colpa era del sindaco.

Adesso invece il sindaco è l’innocente vittima di un sistema perverso che scende dal governo centrale e arriva a Poggio del Sole. Peccato che il sindaco, inteso non come persona che ricopre un ruolo ma come carica istituzionale, sia sempre quello. Anzi, se qualche novità legislativa è arrivata a suo favore, in termini di poteri, è stata proprio nell’ultimo anno. Con Ghinelli in carica.
Ma il centrodestra di nongoverno sposta adeguatamente l’attenzione da palazzo comunale a chi lavora invece ogni giorno, in prefettura e in questura, per presidiare il territorio e che non ha scadenze o campagne elettorali in cui lanciare slogan meravigliosi ma, più concretamente, il polso della situazione e una visione più ampia.
La repressione non basta, le pattuglie dei vigili o la serranda di un kebab abbassata con un’ordinanza sono soltanto provvedimenti contingibili e temporanei. La ricetta per Saione è il rilancio delle sue caratteristiche, oramai acquisite. Come successo in quartieri difficili di altre città italiane, tipo Milano. Da queste caratteristiche, nonostante i proclami, non se ne esce. Qualche istituzione lo ha capito, qualche altra no.