Sanità casentinese, Bianconi presenta un'interpellanza urgente
"Ho presentato un'interpellanza urgente al presidente del Consiglio e al Ministro Lorenzin che a settembre - afferma l'On.le Maurizio Bianconi - dovranno per forza rispondere. La sostanza delle domande non è complicata :conta più' il risparmio sulla pelle dei cittadini che vivono in zone periferiche o la tutela del loro diritto alla salute? Contano di più' gli interessi e i profitti di chi gia'da tempo intende sfruttare una situazione che pare creata ad arte o garantire una buona sanita' ? Conta di più' la burocrazia sprecona e autoreferente o la vita delle persone?
Dietro piani ,pseudoristrutturazioni ,gergo iniziatico c'e'la fine delle certezze e dei diritti di ciascuno.Rompere questo schema ,non e' tutelare il Casentino e basta: è difendere la Costituzione e i diritti di tutti.
La cosa che meraviglia non e' che Pd o sinistre ,da sempre coinvolti in Toscana e in Italia nel ludibrio sanitario ,non abbiano alzato un dito,e neppure i tanti voltafaccia strumentali dei ras locali ,ne'il comportamento di Forza Italia ,alleata di Renzi, ma il silenzio parlamentare delle cosiddette opposizioni moralizzatrici.
La verità' e' che la battaglia è elettoralmente inutile(una manciata di consensi in un collegio senza storia), e ci sono troppi piedi da calpestare.
Questa è la vera vergogna di questa vicenda : troppi interessi e troppi pochi voti. Così ,mentre nel ponte di comando tutto tace, si continuano ad ignorare i diritti e la voce della gente."
Di seguito il testo dell'interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro della salute - Per sapere - premesso che:
Dei 301338Kq dell’Italia il 42%e’ collinare ,il 33% montuoso ( 75%)
Questa orografia, racconta di un paese ricco di zone marginali, disagiate;
Il deficit di collegamenti incrementa disagi e marginalità. Oltre un terzo di italiani vive nelle città' maggiori,dove attività e servizi concentrano le risorse. Vi sono poi le "megalopoli policentriche" , cioè i centri abitati situati sulle arterie principali ,che formano una rete di rapporti, economie, servizi. Residuano le zone collinari e montane, con paesi " lontani da tutto" e con popolazione piu’ anziana;
Non si fa l'apologia delle zone disagiate, ma si discorre sulle competenze di coordinamento del Presidente del Consiglio e sulle materie del ministro per la salute Nè parliamo di "sindacato di territorio", che, se non integrato da una cornice valoriale, impoverisce questa problematica,riducendola nei confini delle rivendicazioni sui servizi e sui miglioramenti dei territori interessati.
La questione coinvolge i principi fondanti della Repubblica, e il principio europeo di coesione.
L'art 3 C sancisce la "pari dignità sociale" e “l’eguaglianza dinanzi alla legge” e riguarda ogni genere di status, (soggettivo /oggettivo) .Ovunque la persona viva ha diritto alla pari dignità e all'eguaglianza dinanzi alla legge. Cio’che ha un cittadino di Milano o di Poggibonsi, per i livelli di servizi sanitari essenziali deve essere eguale a quello che può avere un cittadino di Bibbiena – Arezzo - o di Santa Sofia - Forlì'-.
Si arriva allo stesso risultato anche da altro verso ,visto che fra le “condizioni sociali” che non escludono la pari dignità' e l'eguaglianza c'è anche il luogo di residenza.
Inoltre fra i diritti fondamentali della persona ,l'art 16 C prevede la libertà di andare e risiedere dove si vuole;
Comunque si affronti la questione evidenzia problematiche fondamentali, per la quantita’ del territorio interessato, per il numero e la qualità dei cittadini , per i principi in gioco( artt 3, 16 ,32 C).Infine la natura dinamica della Carta, ( art 3, c 2) sancisce l'azione della rimozione degli ostacoli.A ciò si aggiunga il principio europeo di coesione, cioè di riequilibrio delle aree, che si estende a servizi e diritti;
Invece o per l'esistenza di piste per elisoccorso o per alchimie di zonizzazioni teoricamente sostenibili, ma peggiorative di servizi sanitari,molte strutture inserite naturalmente in zone marginali e disagiate, vengono riclassificate, riaccorpate, per essere annichilite sotto il profilo della marginalità ed essere poi, nella "razionalizzazione delle prestazioni”impoverite,dismesse,quando magari erano state investite somme per migliorarle .
La forza del linguaggio burocratico piega alle necessita’ di bilancio la sostanza dell'assistenza sanitaria e dei diritti costituzionali , secondo l'erronea convinzione che il risparmio sia lo scopo di una buona politica manageriale sanitaria. Questa corsa al risparmio e al depotenziamento di strutture in zone disagiate e marginali, aprono talvolta le porte all'intervento privato, che gioca sul bisogno lasciato insoddisfatto, spesso lucrando, avvalendosi dello smantellamento di servizi pubblici, intervenendo con strutture e servizi a pagamento: fonte di spese per la sanità pubblica in quanto convenzionate.
Il problema scaturisce da alcune vicende, annose e note, quali ad esempio quella relativa all'ospedale di Bibbiena - Arezzo, unico presidio ospedaliero nella valle cieca del Casentino, là dove l'Arno ha le sue sorgenti, le montagne incombono, le strade sono fra le più pericolose d'Italia e solo un trenino collega la valle in tempi biblici;
Ospedale rifatto con spese ingenti, poi servizi smantellati (fra i quali un punto nascita eccellenza della provincia), pseudoaccorpamento con la valle del Tevere, cioè con altro bacino e altre montagne con passi da valicare, niente riconoscimento di ospedale in zona marginale, col pretesto della presenza di una pista di elisoccorso (strumento integrativo non succedaneo) ,probabile intervento del privato con possibile preordinazione del piano d'intervento nel territorio con il programma di alti profitti.
Se si considera che la spesa sanitaria in Italia è fra le più basse d'Europa e che gli sprechi si annidano nella superfetazione burocratica autoreferenziale e in continua riorganizzazione per scopi propri o per obbiettivi politici, negli sprechi in medicinali, macchinari non utilizzati , incuria,interessi privati prevalenti, non si comprende perche’non si garantisca l'esercizio del diritto costituzionale alla salute dei cittadini delle zone disagiate e marginali;
Per la prima volta nella storia del Paese la vita media si è abbassata di ben 6 mesi,a causa della poverta’ incombente per la grave crisi economica, l'assottigliamento dei servizi sanitari nelle zone disagiate aggrava la situazione,mentre sufficienti servizi sanitari incentiverebbero il ripopolamento delle zone disagiate e disincentiverebbero esodi;
Infine, la perdurante ondata migratoria, pone questi centri dinanzi a nuove sfide anche sanitarie, per l’assistenza ai migranti assegnati .
Secondo la norme nelle zone disagiate e marginali gli ospedali dovrebbero rendere almeno queste prestazioni: a) un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri; b) una chirurgia elettiva che effettua interventi con ricovero giornaliero o plurigiornaliero;c) pronto soccorso medico con un organico medico interamente dedicato all’emergenza; d) possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagini collegate all’ospedale piu’vicino e) servizio trasporto pazienti dall’ospedale di zona disagiata a quello hub o spoke piu’ vicino; f) presenza di emoteca;
Quali provvedimenti urgenti i ministri interpellati intendano adottare al fine di ottemperare al combinato disposto sia degli artt. 3, 16 e 32 della Costituzione, del principio europeo di coesione delle aree, rispetto alle cosiddette 'necessita' di bilancio per le zone marginali e disagiate; determinando che si debbano classificare in concreto le zone disagiate e marginali e rispondere alle loro esigenze con i presidi sanitari previsti ad hoc, non consentendo accorpamenti e suddivisioni meramente teoriche e altri espedienti pseudo organizzativi contrari all'effettivo perseguimento dei fini costituzionali della tutela del diritto alla salute;
Se non ritengano, ognuno per propria competenza, invitare gli enti preposti ad attenersi ai principi di una buona sanità ,valutando le reali necessità delle zone disagiate, anche in deroga a piani e regolamenti locali.