Non c'è ancora stata, dall'inizio della gara, una tappa in questa Africa Eco Race in cui Stefano Rossi e Alberto Marcon non abbiamo faticato. Anche oggi nella terza tappa i due hanno patito più di qualche guaio, alcuni dei quali davvero incredibili.
Al bivacco di Assa arrivano purtroppo ancora con il buio, ma non è tardissimo, forse le 21. I meccanici li aspettano pronti a mettersi al lavoro. Denis Ceotto sta bene dopo aver smaltito una brutta influenza che lo aveva colpito il giorno prima. Nicola Collodel e sotto antibiotici e Paolo Dalla Libera tiene botta per fortuna. Purtroppo tutto il bivacco è stato colpito da raffreddore e mal di gola, alcuni in maniera più forte, addirittura con febbre e ieri il servizio sanitario che opera sul Rally ha confermato la presenza di un virus partito da qualcuno, già sulla nave e che piano piano sta passando tutti gli oltre 600 dell'Africa Eco Race.
Stefano Rossi e Alberto Marcon per fortuna non hanno avvertito ancora nessun sintomo...scherzando si potrebbe dire, forse perchè al bivacco ci stanno poco.
Un sorriso ci sta perchè anche Rossi e Marcon quando arrivano sorridono mentre raccontano le loro disavventure della giornata, quella della terza tappa. “Non ci potevamo credere – esordisce Rossi parlando della sua Nissan Patrol – ma oggi ci si è staccata la barra Panard. Non mi era mai successo prima e soprattutto non ne avevo mai sentito parlare e invece oggi è accaduto”. Erano partiti con il passo giusto, non troppo veloce, per risparmiare il mezzo “e poi al 180° chilometro la vettura si è come piantata sul terreno. Menomale che c'era Alberto Marcon perchè c'è voluta veramente tutta la sua magia per aggiustare il tutto”.
Ma non è tutto, dopo tutte le peripezie per rimettere al suo posto e legare con le cinghie la barra i due sono ripartiti “ma a 70 chilometri dal traguardo di Assa abbiamo perso il castello dell'ammortizzatore anteriore sinistro e si è spezzata la vite che lo teneva e quindi era impossibile rimetterlo al suo posto. Così oltre a correre con la macchina oggi abbiamo fatto un bel po' di ginnastia e anche di strada a piedi perchè in più occasioni siamo tornati sui nostri passi, a piedi, per trovare i pezzi e le viti che avevamo perso. E la cosa bella e che ci siamo sempre riusciti. Abbiamo ritrovato tutto e abbiamo potuto risistemare in qualche modo tutti i pezzi al posto loro”.
Strops e fascette, e alcune viti hanno fatto il resto ma quando i due sono ripartiti ovviamente il sole era calato e a quel punto riprendere la pista al buio, con i riferimenti del road book praticamente invisibili è diventato un incubo.
Lo racconta Alberto Marcon: “La tappa già era difficile con la luce, con il buio è diventata praticamente impossibile. Però ce l'abbiamo fatta. Diciamo che oggi in macchina ci volevano un buon pilota, un buon copilota, un meccanico e un mago”.
Tre ore di lavoro e tutto è tornato a posto sulla Nissan Patrol che stamattina puntuale ha ripreso la strada, con la quarta tappa, la più lunga di tutto il rally.
I chilometri da Assa e Fort Chacal sono 495,57 di cui ben 492 di prova speciale e il paesaggio comincerà a trasformarsi. Piste rapide per cominciare e un po' di vegetazione ma poi le grandi distese senza grossi riferimenti che renderanno la vita dura in termini di navigazione.
