C'è chi la chiama l'ultima frontiera del proibizionismo e chi pensa che invece i rischi soprattutto sui più giovani possano essere alti. Intanto il parere negativo del Consiglio superiore di sanità peserà come un macigno sulla produzione e commercializzazione della cosiddetta “cannabis light”. L'organo consultivo spiega che «non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa e raccomanda che siano attivate nell'interesse della salute individuale e pubblica misure atte a non consentire la libera vendita». Eppure sono già 3,000 le partite iva aperte in Italia e Arezzo non fa differenza con produttori e distributori già molto esperti.
