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“Mio padre non era un megalomane. Voleva solo il bene della banca” e fu “estromesso” dal “gruppo di potere che portò al disastro”. Sono le parole di Riccardo Faralli, figlio del presidente storico di Banca Etruria Elio Faralli, in risposta alle critiche rivolte dal patron di Aboca Valentino Mercati.
“Elio Faralli, mio padre, nutriva alcune ambizioni tra le quali quella di fare sempre più grande e importante la banca della sua città. Tutti gli aretini che lo hanno conosciuto ne hanno sempre apprezzato l’impegno, l’abnegazione e la probità profusi”. Riccardo Faralli precisa inoltre che il padre “fu più o meno irregolarmente estromesso da presidente, dal gruppo di potere che ha poi portato la banca al disastro, nella primavera del 2009 e che da quella data non ha più avuto voce in capitolo”. In quel caso la presidenza passò dallo stesso Faralli a Giuseppe Fornasari che il 10 marzo affronterà l’udienza davanti al Gup del Tribunale di Arezzo Annamaria Loprete con l’ipotesi di reato di ostacolo alla vigilanza, nell’ambito del primo filone di inchiesta sul crack della banca aretina. (ANSA)