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"Se sono qui evidentemente non voglio scappare".
Queste le poche parole di Padre Gratien Alabi al suo arrivo al tribunale di Arezzo per l'udienza del processo a suo carico.
L'udienza si tiene in Corte d'Assise e l'accusa è omicidio e occultamento del cadavere di Guerrina Piscaglia. Per la prima volta il frate congolese arriva nell'aula della Vela non dal carcere di Arezzo, ma da Roma, dal convento dei Premostratensi in cui si trova agli arresti domiciliari dal primo febbraio 2016.
Il religioso è arrivato all'ex Garbasso alle 10 e 30, ad udienza già iniziata, con il suo avvocato Francesco Zacheo, con un'ora di ritardo. È stato il presidente della Corte Silverio Tafuro a riprendere il frate congolese ed il suo avvocato invitandoli a organizzarsi in un modo migliore in vista della prossima udienza. Padre Graziano inoltre si è soffermato con in giornalisti ai quali ha detto: " sto bene come vedete".
Saranno ascoltati nel corso dell'udienza  alcuni dei testimoni chiamati a deporre dal pm Marco Dioni, tra i più attesi la catechista di Ca' Raffaello Giuseppina Mazzoni e il marito, al quale arrivò un sms dal telefono di Guerrina il 10 maggio 2014, quindi successivamente alla sua scomparsa. "Tu hai parlato male dell'uomo di Dio", il testo del messaggio ricevuto dai coniugi, al centro dell'istruttoria dibattimentale. E sarebbe stata sempre  la signora Mazzoni  ad informare la diocesi del rapporto che si era instaurato tra il religioso congolese e Guerrina.
Oltre alla catechista saranno ascoltati anche Silvano Piscaglia, zio della 50enne scomparsa, Mariarosa Rosmundi, l'amica di San Gianni di padre Graziano.