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“Il mio conflitto di interessi? Per capire che non è mai esistito, basta guardare i verbali dei consigli di amministrazione”. Ad affermarlo è Lorenzo Rosi, nel cda di Banca Etruria dal 2008 e presidente dal maggio 2014 al commissariamento del febbraio 2015, in un’intervista al Sole 24 Ore. “Io non ho mai avuto società; sono solo stato presidente di una cooperativa che investe in sviluppi immobiliari. E delle aziende perquisite ieri, quelle che mi riguardano sono tre, di cui ero amministratore”, dice Rosi. I prestiti oggetto d’indagine, spiega, riguardano Città Sant’Angelo, Città Sant’Angelo Sviluppo e La Castelnuovese, risalgono a quando il presidente della banca era Elio Faralli, e per tutte e tre “ho fatto la segnalazione prevista dall’articolo 136″, riportata nei verbali del cda. Sull’indagine per false fatturazioni nel primo filone d’inchiesta su Banca Etruria, “le operazioni si riferiscono a fine 2012 inizio 2013 e le fatture sono state contabilizzate nella dichiarazione Iva 2014 firmata da me: ma l’Iva, pari a 48mila euro, non è stata portata in detrazione, e dunque non si è frodato il fisco. Per questo confido nello stralcio della mia posizione”, dichiara Rosi. In merito ai rapporti con il padre del ministro Maria Elena Bosci, Pierluigi, “conosco Boschi da prima che Maria Elena diventasse avvocato. Nessuno può sindacare su un rapporto di amicizia trentennale e sopra ogni parte: chi lo utilizza per altri fini, lo fa in modo strumentale”, afferma Rosi. Quanto ai rapporti con Tiziano Renzi, dice “lo conosco appena. L’ho visto una sola volta due mesi fa. La Castelnuovese ha rapporti di lavoro con la società di sviluppo immobiliare Nikila Invest, che a sua volta è in società con Tiziano Renzi nella Party srl. Sia Nikita Invest che Party srl non hanno mai avuto rapporti con Banca Etruria”, dice. “Bastava fare una visura camerale per capire che La Castelnuovese con Tiziano Renzi non c’entra nulla”.