vicenda il protagonista di quello che potrebbe essere un romanzo noir: padre Gratien Alabi, religioso dell'ordine premostratense, originario della Repubblica del Congo, accusato dell'omicidio della casalinga di Ca' Raffaello, della soppressione o dell'occultamento del suo cadavere.Il 2015 è iniziato con le prime dichiarazioni dell'Arcivescovo di Arezzo Riccardo Fontana su Guerrina Piscaglia, di cui non possiamo che ricordare il suo ormai noto appello :"chi sa parli", per proseguire con le nuove ricerche della donna scomparsa, a Ca' Raffaello e lungo la Marecchiese, ed il ritrovamento di ossa umane all'interno di una botola nel cimitero di San Gianni, scoperta che ha tenuto tutti con il fiato sospeso per giorni, fino a quando i Ris hanno escluso la possibilità che quei resti potessero appartenere a Guerrina Piscaglia.
E poi l'arresto del frate congolese, il 23 aprile scorso. Il religioso all'epoca si trovava nel convento dell'ordine premostratense a Roma, quando fu prelevato e portato in tarda serata nel carcere aretino di San Benedetto.
Proprio nel corso della detenzione lo strappo con il suo storico avvocato Luca Fanfani e la decisione di un cambio della difesa. Passaggio di testimone quindi dal legale del foro aretino al
legale vicino all'ambasciata congolese Francesco Zacheo. Un cambio che portò anche ad una variazione della strategia difensiva, dopo mesi di assoluto silenzio, in cui il religioso in accordo con il suo legale aveva sempre deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, fu lo stesso frate a richiedere l'interrogatorio. Il 26 agosto quindi in carcere un lunghissimo faccia a faccia con il pm Marco Dioni, un interrogatorio fiume che andò avanti per oltre sette ore.Nel mese di settembre il rinvio a giudizio e la scelta del religioso di procedere con il rito ordinario, rifiutando così l'abbreviato, con il quale in caso di condanna avrebbe beneficiato dello sconto di un terzo della pena.
Nei primi giorni di dicembre un altro colpo di scena, proprio alla vigilia della prima udienza del processo a padre Graziano, il tribunale del Riesame accolse la richiesta degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, avanzata dalla difesa del frate. Ma le porte del carcere aretino per il frate congolese non si aprirono immediatamente, anzi rimangono ancora oggi serrate.
Infine l'avvio del processo monstre a padre Graziano con una falsa partenza il 4 dicembre, quando i difensori del religioso congolese decisero di aderire a uno sciopero dei penalisti, e proseguito con l'udienza prettamente tecnica del 18 dicembre.Il 2016 inizierà con le seconda udienza del processo, l'8 gennaio, durante la quale si entrerà nel vivo del dibattimento con l'audizione dei primi testimoni del pm Marco Dioni: i familiari di Mirco Alessandrini.