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All’indomani del 15 giugno, la destra italiana presentò Arezzo come un modello politico. Tv e quotidiani nazionali in azione. Meno di 100 giorni e la bolla è svanita. Sarebbe interessante sapere cosa si direbbero a cena, dopo 100 giorni, Berlusconi e Ghinelli. Probabilmente berrebbero solo un amaro. Il sapore che rimane dopo un Consiglio chiuso perché la maggioranza non ha garantito il numero legale, dopo che si è sfaldata sulla prima vera pratica amministrativa e cioè la riorganizzazione dell’Ente, dopo che un consigliere della Lega Nord ha fatto fagotto dal suo gruppo e dopo che oggi i titoli riservati a Francesco Macrì parlano della sua “cacciata” dalla maggioranza.
Non so se quello di Arezzo è stato un modello per la destra italiana, certamente si sta dimostrando un modello del Nulla. Il cosiddetto asse della statale 71 è già interrotto per frana all’altezza di Arezzo. Un segnale interessante anche per la provincia dove nella prossima primavera si rinnoveranno alcune importanti amministrazioni comunali. Gli elettori sapranno valutare il valore della promesse dei candidati della destra sull’esempio di chi ha firmato un documento con i Sindacati da candidato e poi lo ha stracciato da Sindaco. Sapranno anche valutare la cultura di governo e l’affidabilità di coalizioni improvvisate che durano a malapena 100 giorni. Sapranno anche misurare la capacità di governo e l’assenza di una qualsiasi strategia amministrativa. Avevano ragione i commentatori a metà giugno: Arezzo è davvero un esempio. Ovviamente da non seguire.