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In questi ultimi giorni ad Arezzo vi è stato tutto un fiorire di iniziative e di prese di posizione, più o meno bislacche, sul problema degli sbarchi e della sistemazione dei cosiddetti richiedenti asilo. Ma, al di la delle apparenze, la contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, anche qui da noi in Toscana, non propone nulla di reale, nessun vero radicamento nel terreno della lotta di classe. Soltanto schemi fissi, quasi il canovaccio non di una bella commedia dell’arte, ma di una sceneggiata di quart’ordine. Anche la Chiesa locale non si è sottratta a questo gioco di ruolo. Mai una denuncia fondata su una ricostruzione complessiva dei fenomeni. Soltanto più o meno generiche esortazioni morali. Nessuno ci deve insegnare che la prima assistenza è sempre necessaria, tanto più in situazioni d’emergenza nelle quali è in gioco il diritto alla vita di migliaia e migliaia di uomini. Ma, quando non si vuole o non si può far altro, anche la morale si rivela assolutamente impotente. E ci permettiamo di rammentarlo in primo luogo a quei vescovi che, dopo più o meno condivisibili enunciazioni di principio, eludono costantemente qualunque tentativo di analisi di ciò che è oggi il capitalismo. Ma in effetti, dopo il rovinoso pontificato di Karol Wojtyla e la radicale condanna della Teologia della Liberazione, è arduo procedere oltre la sterile predicazione di buoni sentimenti e riprendere il contatto con la realtà, confrontandosi con la teoria marxiana dei modi di produzione.
Ma se la Chiesa – un’istituzione millenaria – deve fare i conti con la sua tragica impotenza nel mondo moderno, non si può concedere, invece, alcuna attenuante ai miseri protagonisti della politica nazionale e locale. In primis ai perdona-comunismo di SEL o di RC, forse troppo impegnati nelle loro eleganti degustazioni di vino o troppo obnubilati dal ‘politically correct’ per accorgersi che la ferocia capitalista, senza l’esercito di riserva della manodopera immigrata, sarebbe certamente più debole. In secondo luogo al personale politico del PD sempre pronto a educarci e a correggerci, ma – come emerge dalle inchieste della magistratura – immerso fino al collo nello sfruttamento criminale dell’immigrazione. È il PD, ancor più della Lega che vi specula a fini elettorali, il vero responsabile delle sempre più frequenti reazioni, scomposte e sguaiate, al buonismo inflittoci dagli organi di informazione e dalla propaganda del regime. In effetti cosa fa il PD? Scarica tutti i costi dell’immigrazione sugli italiani più deboli culturalmente e socialmente. Il conto, dai padroni e dai politici al loro servizio, è fatto sistematicamente pagare ai proletari italiani che si trovano così, e non a caso, a competere con i proletari stranieri per contendersi le briciole del welfare.
È fin troppo facile allora, anche qui ad Arezzo, per qualche assessore (o assessora) della destra approfittare di questa tragica contingenza (quella degli sbarchi), determinata soprattutto dalla sottomissione coloniale dell’Italia alla NATO e agli USA e dalla conseguente distruzione dello stato libico, per rinfocolare il conflitto etnico, contrapponendo i poveri extracomunitari a quelli italiani.
Occorre reagire a questa barbarie. Proprio per questo il coordinamento del PC di Arezzo comunica che, nel mese di settembre, costituirà un comitato di lotta per il diritto alla casa. Case vere (sia chiaro), non le casette di legno che qualche esponente della giunta Ghinelli vorrebbe elargire agli italiani, sottraendole (bontà sua) agli stranieri. Invitiamo perciò tutti i cittadini, siano o meno personalmente coinvolti in questo problema, a unirsi in un unico fronte. Il vero nemico è l’ingordigia del capitale e dei suoi reggicoda di destra e di sinistra. Il cinico sfruttamento dei fenomeni immigratori avrà fine solo se sapremo reagire alla guerra di classe scatenata dai padroni contro i proletari.