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Una riunione partecipata quella che si è svolta mercoledì nella sede di Confcommercio, dove oltre 80 operatori si sono ritrovati per discutere le azioni da mettere in campo a tutela della categoria dopo l’ordinanza del Comune di Arezzo in materia di vendita di alcolici.

Alla presenza del comandante della Polizia Municipale Cino Augusto Cecchini, del vice comandante Aldo Poponcini, del presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini, del vice direttore Sergio Agnelli e del responsabile delle categorie economiche Gian Luca Rosai si è acceso il confronto sulla possibile modifica del provvedimento in vigore.



L’associazione in prima battuta ha consegnato al comandate un documento che tocca cinque punti nevralgici per la categoria dei pubblici esercizi, ovvero lo stop alle aperture indiscriminate, l’aumento dei controlli, ribadire che movida non significa criminalità, salvaguardare la libertà d’impresa e l’importanza delle attività per il decoro urbano del centro storico.

La categoria unita e compatta ha ribadito il no deciso all’ordinanza, per questo sono state richieste tre immediate e sostanziali modifiche: lo slittamento dall’una alle due di notte del divieto di somministrazione di alcolici e super alcolici, l’esenzione dall’ordinanza per i locali da ballo e l’allentamento del divieto di vendita da asporto di pizza e birra in casistiche da individuare. “Ci auspichiamo, inoltre, che una volta terminata la sperimentazione avvenga il ritorno alle normative che già ampiamente regolavano la materia e la loro applicazione prima di questo provvedimento”, ha chiesto in maniera netta la presidente di Confcommercio Anna Lapini.

Tante le domande e gli interventi dei titolari di attività presenti a cui sono arrivate le risposte del comandante della Polizia Municipale Cino Augusto Cecchini, che ha spiegato gli elementi dell’ordinanza rendendosi disponibile nel riportare alla parte politica le richieste della categoria: “Capisco il disappunto – ha dichiarato a fine riunione – Consegnerò quanto prima il documento che racchiude i cinque punti all’amministrazione che farà le opportune valutazioni”.

Ferma la posizione della presidente di Confcommercio Anna Lapini, che non ha usato mezzi termini nel civile confronto: “Siamo profondamente amareggiati soprattutto per il metodo utilizzato e il mancato coinvolgimento della categoria. Nel merito si parla di presidi sociali, di attività che devono aiutare a mantenere la sicurezza, di aiutare ad aumentare la qualità della vita e poi si prendono provvedimenti il 17 agosto senza consultare le categorie e gli stessi esercenti che li devono subire”. “I presidi sociali li facciamo e siamo orgogliosi del nostro lavoro, ma vogliamo rispetto e considerazione: è importante decidere insieme a chi legifera le scelte, soprattutto in momenti difficili, senza dimenticare che i corpi intermedi sono da sempre sinonimo di garanzia della democrazia. Queste limitazioni, inoltre, si ripercuoteranno anche sulla ricchezza della città e sulla forza lavoro con evidenti ricadute occupazionali”.

Condivisa e ratificata da tutta la categoria la raccolta firme a tutela e garanzia dei pubblici esercizi del territorio dal titolo “Non colpiamo le imprese che lavorano nella legalità”: “Intensificheremo la campagna che si amplierà anche alla clientela delle attività commerciali – ha sottolineato la presidente di Confcommercio - consegneremo poi tutte le firme nell’incontro che avremo prossimamente con il sindaco”.

Pronto e condiviso con gli operatori un possibile ricorso al TAR qualora l’ordinanza fosse trasformata in regolamento e prolungasse i suoi effetti negativi per la categoria: “L’ordinanza presenta caratteri di illegittimità così come confermato dai nostri legali; il ricorso rappresenta pertanto uno strumento a disposizione della categoria nel caso in cui le modifiche richieste non fossero prese in considerazione. Vorremmo capire quali sono le vere motivazioni che hanno ispirato il provvedimento – continua Anna Lapini - perché se è vero che la prima parte riguarda problemi di ordine pubblico, nella seconda si fa riferimento a motivazioni di decoro e degrado urbano, la parte che lede di più la categoria.”

Ultimo punto, la possibile deroga ai quartieri della Giostra del Saracino: “Una deroga per la settimana del quartierista creerebbe un’ingiustificata e ingiustificabile disparità di trattamento. Se c’è un problema di alcol questo esiste a livello generale e non riguarda solo i pubblici esercizi. Se questa eccezione sarà riservata ai quartieri la categoria valuterà eventuali azioni di protesta”.
 
Checcaglini AlvisiAnalogo incontro si è svolto in Confesercenti tra i titolari dei pubblici esercizi e i dirigenti dell’associazione di categoria per analizzare l’ordinanza anti alcol firmata dal Sindaco Alessandro Ghinelli. Al termine unanime la decisione di farsi portavoce per chiedere al Comune le modifiche e avviare una serie di incontro con i gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione per confrontarsi intorno al tema che ha portato all’emanazione dell’ordinanza.



“I baristi – annuncia il direttore di Confesercenti Mario Checcaglini – presenteranno al Comune le loro osservazioni e le proposte di modifica dell’ordinanza. Secondo la nostra opinione l’ordinanza penalizza chi lavora da sempre in modo corretto ed ha bisogno di essere modificata”. L’ok da Confesercenti arriva infatti relativamente al primo articolo che prevede il divieto di consumo nelle piazze e nelle strade indicate in ordinanza e non limita il consumo nei tavoli esterni ai bar. “Su questo punto – spiega il vice direttore Valeria Alvisi – siamo favorevoli in quanto il tempo ha dimostrato che tale pratica favorisce il degrado conseguente l'abbandono di bottiglie e lattine vuote, oltre al fatto che il consumo avviene spesso in gruppi che possono rappresentare l'avvio di fatti dalle conseguenze spiacevoli; anche questo rappresenta un degrado per la città”. “In merito al secondo articolo – puntualizza Alvisi - che prevede il divieto di vendita per asporto dopo le ore 21, Confesercenti ritiene che invece non debba essere vietata la vendita quando effettuata da operatori professionali, quindi persone fisiche, responsabili del controllo, che possono accertare se vendono ad un minorenne o a persona già in evidente stato di ebbrezza. La vendita dovrebbe essere sempre consentita in quanto destinata al consumo in abitazioni private, essendo il consumo in luogo pubblico vietato dal comma precedente, e che l'associazione chiede di mantenere. È on quest’ottica che chiediamo che venga mantenuto il divieto di vendita per asporto a quelle attività non gestite da operatori professionali, quali ad esempio i distributori automatici”. Il no secco e deciso arriva invece sul terzo articolo da abrogare se non si vuole far calare per le strade un coprifuoco dannoso alla città. “In merito al terzo articolo – aggiunge Checcaglini - che limita all’una la possibilità di somministrazione di alcolici nei pubblici esercizi, chiediamo che venga abrogato. Che idea abbiamo dei cittadini, e quindi di città, se all'una di notte al tavolo di un ristorante non è possibile consumare un alcolico?” “Quest'ordinanza – conclude Checcaglini - si aggiunge alla pletora di norme già in vigore sul tema, quali: il divieto di vendita di alcol ai minori, i controlli alla guida di alcol, il divieto di somministrazione a chi è già in stato di ebbrezza. Già l'applicazione puntuale di queste norme basterebbe a contrastare i fenomeni di abuso e degrado della città”.