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Ci sarà un luogo della città intitolato al Viva Maria anche se con un altro nome: "insorgenza aretina-napoleonica del 6 maggio 1799". Il consiglio comunale ha infatti approvato l'atto di indirizzo presentato dal consigliere Egiziano Andreani: "Il luogo potrebbe essere, per motivi di opportunità toponomastica, all’interno della Fortezza medicea, nella consapevolezza che le radici storiche di un popolo vanno preservate, devono essere studiate e conosciute per intero, senza apologie e senza omissioni. Arezzo e tutte le sue istituzioni favoriscano lo studio, l’approfondimento e la conoscenza degli eventi legati all’insorgenza del Viva Maria, partendo dalla conoscenza dei fatti storici che possono essere magari diversamente interpretati, ma che non dovrebbero essere mai ignorati o piegati alle ideologie del momento. L'insorgenza del Viva Maria, quelli che io chiamo partigiani del 1799, è stato un fatto che ha determinato un patto di territorio in cui tutti gli aretini si sono ribellati ai francesi, alcuni perdendo anche la vita. E dobbiamo ricordare e portare rispetto a queste persone dedicandogli un luogo importante. Il 10 febbraio 1800, Arezzo ricevette dal granduca Ferdinando III il titolo di capoluogo di provincia proprio per i fatti del Viva Maria. L'episodio rilevante, a proposito di ricerca storica, che è emerso negli ultimi anni grazie all’impegno di studiosi locali, è che i fatti di Siena in cui vennero uccisi 13 ebrei in un rogo sono ascrivibili a elementi locali e non agli aretini che anzi fecero di tutto per evitare tali violenze. Anche dall'incontro con gli esponenti della comunità ebraica di Firenze non è emersa una responsabilità del genere. La mia sensibilità mi porta comunque a una soluzione toponomastica del genere: 'insorgenza aretina anti-napoleonica del 6 maggio 1799'. Il mio auspicio è sempre partire dai fatti storici e non piegare gli stessi alle ideologie del momento”.

Apprezzamenti per la mediazione di Andreani e la soluzione proposta da parte di Francesco Romizi: “non si può però parlare di insorgenza anti-napoleonica perché nel maggio 1799 Napoleone era in Egitto e non aveva compiuto il colpo di stato del 18 brumaio che lo portò effettivamente al potere. Per cui anti-francese sarebbe storicamente più corretto”.

I luoghi dove collocare la targa - ha aggiunto Giovanni Bonaccipotrebbero essere il bastione della Fortezza in parte crollato per effetto di una mina francese oppure un luogo ancora senza nome vicino alla precedente Piazzetta del Viva Maria”.

Federico Scapecchi e Angelo Rossi: “una soluzione sulla quale si spera l'aula voti compattamente”. L'atto è stato approvato con la dizione: insorgenza aretina antigiacobina del 6 maggio 1799. I voti favorevoli sono stati 19, due i contrari e un astenuto.

Marco Casucci ha ritirato l'atto di indirizzo, per sopravvenuta normativa nazionale, dei consiglieri comunali della Lego Nord Tiziana Casi, Alessandro Casi e Marco Casucci che intendeva impegnare il sindaco a mettere in atto tutte le azioni di sensibilizzazione delle istituzioni affinché fosse elaborata una legislazione a garanzia di una maggiore flessibilità e minori oneri fiscali per i contratti a tempo determinato dei lavoratori stagionali in agricoltura e nel turismo.

Atto di indirizzo del consigliere comunale Luciano Ralli per impegnare sindaco e giunta a intraprendere il percorso “Verso un'economia circolare per Arezzo rifiuti zero” attraverso una serie di iniziative che riducano l'incenerimento e il conferimento in discarica. “Quest'ultimo – ha specificato Ralli – tocca livelli superiori al 50% dei rifiuti, un valore non tollerabile in un contesto moderno e di grande pregio come è quello aretino. Occorre dunque delineare alcuni obiettivi: riduzione del 25% della produzione dei rifiuti pro capite, incremento delle raccolta differenziata fino al 70%, ampliare il porta a porta con tariffazione puntuale misurata sulla reale produzione di rifiuti, impianti tecnologicamente innovativi per il trattamento anaerobico della frazione organica in modo da assicurare un recupero di energia e di materia, potenziare i centri comunali per il recupero e il riuso di beni durevoli e imballaggi. Inoltre occorre opporsi all'ipotesi di un unico ambito territoriale ottimale regionale per i rifiuti, qualora l'Ato si configurasse come l'attuale, assicurando così maggiori poteri di indirizzo e controllo ai sindaci, adoperarsi affinché le procedure di selezione del nuovo direttore di Ato Toscana sud siano improntate a garantire discontinuità con il passato, istituire un osservatorio comunali dei rifiuti che monitori la situazione, rilevi criticità e avanzi soluzioni”.

Il sindaco Alessandro Ghinelli: “siamo giunti al termine di un percorso che ha portato San Zeno a essere classificato impianto di recupero e non più di termovalorizzazione, un percorso nato dentro questa amministrazione. In questo modo, potremo sviluppare la linea dell'organico, strategica per San Zeno. Devo però rilevare che mentre noi siamo impegnati a prendere scelte importanti, la Regione sta impostando scorrettamente la politica sui rifiuti perché cambia il panorama in corso d'opera, ovvero dopo che i Comuni hanno impostato il lavoro, impegnando risorse ed energie per smaltire i rifiuti con riduzioni di costo tariffario per i cittadini. In più, i sindaci su tali revisioni normative non sono stati coinvolti. L'assessore all'ambiente Marco Sacchetti ha studiato inoltre i cassonetti differenziati in luogo del porta a porta, tecnica che dovrebbe portare a risultati importanti sulla raccolta differenziata. E veniamo all'Ato Toscana sud che gestisce un contratto per svariati milioni di euro all'anno per 20 anni. Con quanti dipendenti? Nove. Il nuovo direttore generale dovrà lavorare per incrementare la struttura anche dal punto di vista del personale e dunque c'è urgenza che questa figura sia individuata con celerità. Se posso apprezzare lo spirito dell'atto di indirizzo non ne condivido i contenuti perché è sbagliata la premessa che coinvolge la Regione Toscana. È quest'ultima che pretende di diventare l’unico controllore del sistema rifiuti, esaltando il ruolo centrale e determinante di Firenze che, peraltro, a oggi non è riuscita a realizzare gli impianti necessari allo smaltimento dei rifiuti prodotti nell’Ato centro”. L'atto è stato respinto con 11 contrari, 4 contrari e 3 astenuti.