Saione (Ar), Pd : "evitiamo di militarizzare Saione"
Esiste un piano etico e morale sul quale alcuni orrori non possono trovare né posto né giustificazione. Quando si parla di razzismo non devono avere spazio ragionamenti che lo negano “formalmente” ma arrivare a far capire che, in fondo in fondo, qualche motivo di esistere lo hanno.
Distinguiamo quindi i piani: nessuno ha il diritto di scrivere “negri di merda”. Una frase del genere non rientra nella libertà di pensiero ma nella casistica dell’odio razziale che la legge italiana punisce. Dal punto di vista politico riteniamo gravissimo che un Sindaco arrivi a dichiarare sbagliata nella “forma” una frase del genere. Qual è quella giusta: africano maleodorante? Limitarsi ad un commento del genere su un reato penale è ingiustificabile ed è un chiaro segnale da parte di un politico di centro destra al suo elettorato. Non è la valutazione di un sindaco su persone che in molti casi sono anche suoi cittadini.
Se passiamo dal piano etico a quello amministrativo, ci saremmo aspettati qualcosa di più dal Sindaco della città. E il qualcosa di più non possono essere altre riunioni per organizzare ulteriori riunioni, scaricando possibilmente il problema sulla Prefettura. Di questo sembra essersi accorto lo stesso Ghinelli che dopo una prima uscita dai toni generici, ne ha fatto seguire una seconda, ricca di dettagli ma ancora povera di proposte se non per una, assolutamente nuova e in grado di accentuare il senso di insicurezza dei residenti: l’intervento dell’esercito
Saione vive un serio problema di sicurezza: la soluzione non può essere né l’odio razziale né la militarizzazione di un quartiere. E' l'insieme delle forze dell’ordine che deve lavorare in modo coordinato e intenso in questo quartiere. Gli obiettivi sono gli spacciatori e chi delinque, indipendentemente da colore della pelle e paese di origine.
Per quanto riguarda poi i rifugiati, questi non possono essere semplicemente accolti e ospitati senza nulla da fare 24 ore su 24 per molti mesi: in questo deserto si possono aprire strade battute dalla malavita. Il Comune, insieme al volontariato e alle associazioni, può impegnarsi ad organizzare un maniera stabile cicli di lavori socialmente utili.
I migranti economici, infine, sono persone che hanno fatto la scelta di vivere e lavorare nella nostra città. Il rischio della loro ghettizzazione è evidente. Come evidenti sono i conseguenti pericoli: per loro ma anche per tutti coloro che si illudono che Arezzo possa essere una cittadella fuori dai flussi migratori e quindi dalla storia.
Adesso siamo ad un bivio. Una strada è quella aperta dai volantini sui “negri di merda”: porta all’emarginazione e quindi ai rischi della criminalità e della radicalizzazione. L’altra strada è quella del confronto e della costruzione di un percorso insieme alle associazioni dei migranti e a quanti di essi sono interessati ad una città che sentono ormai loro.
Noi non abbiamo dubbi su quale strada scegliere. Vorremmo sapere quale strada sceglierà l’Amministrazione comunale.