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Con un atto di indirizzo, Meri Stella Cornacchini e Angelo Rossi hanno chiesto a sindaco e giunta di impegnarsi per individuare all'interno della città, aree da qualificare e dedicare ai murales e ai graffiti legali col fine di disincentivare ulteriori imbrattamenti che sono causa di interventi dispendiosi di ripristino e recupero del decoro urbano. “Molti artisti hanno maturato nuove tendenze creative che pur mantenendo radici nel writing sono sconfinate nel design, nelle tecniche pubblicitarie, nella grafica. L'amministrazione comunale potrebbe agganciare questa corrente artistica, che è anche sociale e culturale, per fare di Arezzo una meta attrattiva. In particolare tramite l'organizzazione di eventi, manifestazioni o concorsi specifici. È proprio in questo modo che si previene il fenomeno del vandalismo grafico che deturpa dai monumenti agli edifici. Chiediamo perciò che siano messe in atto le azioni di contrasto necessarie per limitare il degrado urbano e che il Comune si costituisca parte civile nei processi contro chi imbratta colto in flagranza di reato”.
Francesco Romizi si è dichiarato favorevole ricordando “che il sottopasso di via Arno fu già individuato come area libera per i murales” e auspicando “che la maggioranza si identifichi con questo atto di indirizzo e non con altre posizioni politiche espresse nei giornali da suoi autorevoli membri”. Voto favorevole espresso da Roberto Bardelli: “una cosa positiva contro il degrado”.
“Io non sono d'accordo su un aspetto - ha rilevato l'assessore alle politiche sociali e scolastiche Lucia Tanti - traducibile con un assunto: ciò che piace a uno può non piacere ad altri. Andare a toccare parti di città che hanno aspetti visivi e culturali particolari e storicamente consolidati, specialmente il centro storico, richiede una riflessione e molta prudenza. La città è di tutti. Così facendo rischiamo di intaccare contesti urbani con un'identità precisa. Bene le periferie ma non è barattabile l'idea di decoro con i murales in un centro storico che va preservato da certe espressioni artistiche”.
Angelo Rossi ha ribadito che l'atto necessitava di entrare nei dettagli: “le tipologie di graffiti infatti sono molteplici. Ci sono i writer con la bomboletta mentre i murales sono un'altra cosa: infatti l'atto dà risposte diverse a casi diversi. È il Comune che identifica le aree, se l'amministrazione non vuole il centro storico delibererà in tal senso. Una risposta del genere non garantisce che la gente non imbratterà più i muri ma offre un appiglio per un'azione repressiva. Pensiamo a un'area degradata risistemata e gestita da artisti di murales. Ci sono tante città in Italia ed Europa dove i murales entrano a fare parte di percorsi turistici. Se in passato sono state fatte delle scelte, guardiamo al futuro e pensiamo a questo atto come un fornitore di risposte e opportunità”.
Su Facebook l'assessore Tanti ribadisce: "no a imposizioni visive, la testa vuota alla Cadorna non mi piace"
Giovanni Bonacci: “mi pare un atto che va nella direzione della responsabilizzazione. Se il centro storico non ha una vocazione per questo genere di espressioni, altre parti di città possono invece averle”. Federico Scapecchi: “su questo tema si è montata una polemica che non capisco. Parlando di punti di vista posso condividere che il centro storico sia lasciato libero da queste espressioni a vantaggio del patrimonio artistico consolidato. I murales sono un'arte giovane ma consolidata, è possibile coinvolgervi le scuole, ci sono spazi dove può esprimersi. Noi lanciamo un progetto, vediamo chi si farà avanti”.
Paolo Lepri: “i murales alla ex Cadorna o nel passaggio interno delle scale mobili mi sembrano apprezzati. Dipende sempre che cosa si intende. È chiaro che non possiamo accettare una scritta contro qualcuno, di fronte al duomo od ovunque, altro è l'arte contemporanea che va bene anche in centro storico”.
Approvato con 14 voti favorevoli e due astenuti all'interno della maggioranza: i consiglieri Benigni e Scapecchi di Forza Italia.