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Il 2020 è iniziato con due novità dal punto di vista economico: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la diffusione della pandemia del virus COVID-19, identificato inizialmente nella località di Wuhan, nel mese di dicembre. Prima di soffermarsi sugli inevitabili effetti del virus sull’economia mondiale, è opportuno descriverne le caratteristiche.

Il nuovo Coronavirus, di cui non si conosce ancora con certezza la fonte dell’infezione, si classifica geneticamente all'interno del sottogenere Betacoronavirus Sarbecovirus e si manifesta nell’ uomo colpendo le cellule epiteliali del tratto respiratorio e gastrointestinale.

In Italia giorno dopo giorno, sono emanate ordinanze finalizzate alla gestione ed al contenimento dell’emergenza sanitaria, dato il rapido contagio. Come è ovvio aspettarsi, il COVID-19 ha impattato notevolmente innanzitutto sull’economia cinese che già nel 2019 era calata dell’1% e le cui aspettative per il prossimo biennio sono calate a picco dopo l’esplosione del virus.

L’economia cinese rimane debole e nonostante gli alti tassi di indebitamento, i requisiti patrimoniali per le banche sono stati abbassati per stimolare gli investimenti. In un contesto di indebitamento elevato gli effetti di shock esogeni sull’economia si amplificano. A questo punto c’è una sola conclusione: l’impatto sull’economia dipenderà dalla durata dell’emergenza. Questa drammatica situazione si rifletta su tutte i mercati: europei, americani ed emergenti.

Protagonisti del fenomeno di outsourcing, collocando siti di produzione in paesi come la Cina, in cui i costi della manodopera sono bassi e le politiche fiscali meno severe, hanno perso molti store che sono stati chiusi per il virus.

Il coronavirus ha effetti tangibili: diminuiscono i viaggi, si riducono gli spostamenti, crollano acquisti, componenti principali del PIL. Soffermandosi sul mercato italiano, si registra un calo del 3% del Pil dell’intero paese, conseguentemente alla contrazione del 10% verificatasi nel Veneto e Lombardia, regioni maggiormente colpite dal virus.

Dati agghiaccianti per l’economia del paese, per il quale si sospetta il fallimento di un’azienda su dieci, qualora il virus non venisse isolato nell’arco dell’anno corrente (stime previste dalla Cerved Rating Agency nell’articolo “Impact of the Coronavirus on the Italian non-financial corporates). Di fronte a questo critico scenario, gli investitori potrebbero farsi prendere dal panico e agire impulsivamente. È importante invece, ragionare con lucidità e razionalità, mediante l’aiuto anche del proprio consulente finanziario, considerando un’ottica di lungo periodo.

Gli investitori meno avvezzi al rischio potrebbero pensare di uscire dai mercati, evitando le perdite nel breve periodo ma perdendo le riprese in un orizzonte di lungo termine.

Secondo una recente analisi del Comitato Investimenti Moneyfarm, le valutazioni azionarie sono scese in media del 10%, dato che potrebbe essere statisticamente significativo, se non che nel 2018 i ribassi hanno superato il 20%. Dunque, gli investitori potrebbero intraprendere due strade, o fare market timing, entrando e uscendo dai mercati affidandosi alle proprie competenze finanziarie, manovra estremamente complicata anche per i più grandi esperti, o adottare valide strategie, utili per affrontare la crisi di queste settimane che potrebbe poi presentare interessanti opportunità nei prossimi mesi.

L’ obiettivo resta comunque quello di massimizzare il rendimento atteso del portafoglio per cui si cerca di individuare la composizione ottimale di componente reddituale, componente di rischio e interdipendenze tra le asset class.