Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie tecnici necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Continua l’azione di contrasto alla violenza di genere. La Polizia di Stato ha denunciato per maltrattamenti un marito violento, S.E. albanese di 40 anni, allontanandolo poi dalla casa familiare. La Squadra Mobile nella giornata di ieri, con provvedimento richiesto ed ottenuto dall'autorità giudiziaria, ha eseguito il provvedimento di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e applicazione della misura del divieto di avvicinamento alle persone offese. È durata più di un mese l'attività investigativa che ha preso il via dalla denuncia di una ragazza albanese poco meno che trentenne ha raccontato i gravi episodi di maltrattamento di cui è' stata vittima da parte del marito. "Mi impedisce di uscire di casa, non posso frequentare nessuno, non posso avere denaro mio, non posso lavarmi i denti sennò mi accusa di tradirlo, mi tira addosso la minestra se non è di suo gradimento". Questi sono solo alcuni dei comportamenti di cui si rendeva responsabile il quarantenne albanese nei confronti della sua giovane moglie, madre di due bambini di uno e sei anni e residente ad Arezzo. La donna ha anche dichiarato ai poliziotti di essere stata costretta a sposare l'uomo in Albania, e che al presentarsi dei primi atteggiamenti violenti del marito, chiesto conforto alla propria famiglia di origine, il padre gli aveva intimato di essere obbediente nei confronti del proprio consorte ed assecondare sempre le sue richieste. I maltrattamenti e le percosse erano iniziate fin dai tempi del fidanzamento. La ragazza stufa di accettare queste continue angherie si era rivolta alla Questura ed in un primo momento aveva rifiutato il trasferimento in una struttura protetta. Di fronte però all'ultimo grave episodio in cui la giovane donna era stata minacciata con un coltello dal marito si è decisa ad accettare il trasferimento in un luogo sicuro. I poliziotti della Squadra Mobile, con l'ausilio importantissimo dell'associazione Pronto Donna con la quale collaborano strettamente in questi casi, sono riusciti ad interrompere questa situazione di abusi collocando la donna in una struttura protetta insieme ai propri figli.