Arezzo seconda provincia italiana per l'export negli Usa
Sono dati forniti dal Centro studi di Confartigianato che spiegano anche come nel corso dell’anno l’export italiano sia aumentato del 3,7% in generale, mentre negli Usa ha registrato un boom del 20,9%, arrivando al massimo storico di 35.989 milioni di euro a fronte di importazioni per 14.194 milioni: il saldo con il mercato statunitense è di 21.794 milioni che rappresenta quasi la metà dell’avanzo record del commercio estero del 2015.
“Le imprese artigiane aretine – spiega il presidente di Confartigianato Arezzo, Ferrer Vannetti - stanno quindi facendo sempre di più e meglio per incrementare le presenze sui mercati esteri e uscire dalla crisi, e lo fanno puntando sempre più sulla qualità dei prodotti, del Made in Italy, unica carta a disposizione per mantenere viva la presenza sui mercati internazionali malgrado le gravi situazioni mondiali”.
“Su questo fronte ovviamente – conclude Vannetti - le aziende del territorio trovano anche il forte impegno di Confartigianato nel seguire il cammino dell’export sia da punto di vista formativo, sia del credito, sia del monitoraggio dei mercati e delle presenze alle fiere internazionali”.
Tornando ai dati, in valore assoluto la maggiore domanda degli Usa è trainata da macchinari e autoveicoli, ma una più approfondita analisi settoriale evidenzia un ottimo andamento anche del made in Italy nei settori di Micro e Piccola impresa. Sulla base degli ultimi dati disponibili per i primi undici mesi del 2015 l’export nei settori di MPI cresce del 18,6% – migliorando il +7,2% dell’anno precedente – e fa meglio dei Macchinari (+9,5%) e degli altri settori del made in Italy – export al netto di autoveicoli, settori MPI e macchinari – che nel periodo registrano un aumento del 16,1%.
Tra gli altri maggiori mercati si osservano aumenti a doppia cifra delle vendite del made in Italy in Belgio (10,6%), India (10,3%) e Spagna (10,1%); seguono, con performance superiori alla media, Repubblica ceca 8,0%, Regno Unito (+7,3%), Romania (+6,0%) e Polonia (+5,1%). Crescono meno della media i mercati di Giappone (3,0%), Turchia (2,8%), Paesi Bassi (2,3%), Germania (1,7%), Austria (1,5%), Francia (1,2%) e Svizzera (1,0%). In territorio negativo la Cina (-0,7%) mentre si consolida la forte caduta del mercato della Russia (-25,2%). Il basso prezzo del petrolio frena la domanda dei Paesi Opec (-1,3%) e dei territori dell’Africa settentrionale (-6,4%).