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E' stata una ricostruzione lucida, precisa e ricca di dettagli quella del maresciallo dei carabinieri Pietro Rizzo, nel corso dell'udienza del processo a padre Graziano, accusato dell'omicidio di Guerrina Piscaglia. Il maresciallo della stazione di Badia Tedalda, uno dei sette testimoni chiamati a deporre della pubblica accusa, è stato ascoltato per oltre un'ora, ha ripercorso i momenti successivi alla scomparsa della casalinga di Ca' Raffaello. Rizzo ha ricostruito la sera del primo maggio 2014, in cui furono svolte le primissime attività di ricerca della donna. Il militare ha raccontato che nella stessa notte della scomparsa attivò immediatamente le ricerche, fece accertamenti nell'abitazione di Guerrina Piscaglia ed infine chiese per ben due volte alla centrale operativa di Arezzo l'attivazione del localizzatore per poter individuare così il cellulare della 50enne. Ricerche che non portarono però alcun frutto, il cellulare della donna infatti era spento.
Sempre il maresciallo Rizzo ha poi ripercorso l'attività di ricerca della donna scomparsa con le unità cinofile, i cani una volta all'interno della canonica avrebbero annusato e buttato a terra per ben due volte un cuscino che si trovava sopra un divano all'interno del locale, evidenziando così il passaggio della casalinga all'interno della canonica.
Nel corso dell'udienza il militare, con tanto di orari e tabulati telefonici, ha raccontato anche di non aver visto padre Graziano la notte della scomparsa, anzi Rizzo ha aggiunto di non averlo incontrato nemmeno il 2 maggio, quando provò a chiamarlo ma il frate prima non rispose e poi non si presentò all'appuntamento con il militare, dicendo di trovarsi a Sansepolcro per alcune pratiche migratorie per un connazionale.
Rizzo ha poi parlato di una testimonianza, ritenuta all'epoca attendibile, che avrebbe avvalorato l'ipotesi dell'allontanamento volontario, una donna infatti affermò di aver visto Guerrina a Novafeltria il 2 di maggio.
A mescolare nuovamente le carte in tavola l'sms arrivato alla suocera di Guerrina, ma letto solamente alcuni giorni dopo l'effettivo invio dalle sorelle della 50enne scomparsa, nel quale la Piscaglia avrebbe detto di star bene ma di non poter chiamare. E fu proprio quest'ultima parte del messaggio a far suonare nel militare un campanello d'allarme.
L'altro testimone chiave dell'udienza è stata indubbiamente Loretta Paolucci, la paesana di Ca' Raffaello che il primo maggio 2014 vide il frate congolese intorno alle 14,34, nei pressi della canonica. Per la difesa di padre questa testimonianza potrebbe ribaltare i tempi dell'omicidio ricostruiti dall'accusa.
Loretta ha dichiarato di non aver avuto alcuna relazione sentimentale con padre Graziano. Era stata Mirella Paolucci, l'edicolante di Ca' Raffaello, sentita sempre nel corso dell'udienza, ad aver parlato della gelosia di Guerrina nei confronti della donna.
Sono infine stati ascoltate le deposizioni di chi partecipò nel pomeriggio del primo maggio al funerale officiato da padre Graziano a Presciano, nel territorio di Sestino.
Intanto padre Graziano trascorre le ultime ore nel carcere aretino di San Benedetto, è stato infatti trovato il braccialetto elettronico e quindi lunedì potrà essere trasferito nel convento romano dei Premostratensi, dove proseguirà la custodia cautelare alternativa. E' stata fissata per venerdì 05 gennaio la prossima udienza del processo. Gli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Arezzo scorteranno padre Gratien al convento a Roma. Il religioso tornerà ad Arezzo per le udienze, accompagnato dai suoi legali.