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"Da quando sono detenuto, contro di me opinione pubblica, giornali e televisioni hanno lanciato accuse infamanti, costruito storie piene di fantasia, realizzato processi di condanna, senza lasciarmi difendere". E' padre Graziano a scrivere queste righe, ancora detenuto nel carcere aretino di San Benedetto, nonostante il Tribunale del Riesame di Firenze, con una sentenza del 3 dicembre 2014, abbia concesso al frate congolese gli arresti domiciliari nel convento romano dell'ordine premostratense con il braccialetto elettronico, che però ancora non si trova. E così le porte del carcere rimangono sbarrate per il religioso, che ha deciso di scrivere al ministro della giustizia Orlando per chiedere il trasferimento ai domiciliari. "E anche prima della detenzione sono stato oggetto di accuse brutali quanto non vere, prosegue padre Graziano "la mia vita è stata segnata in modo irreparabile. Sono afflitto ed abbandonato alle istituzioni."
Il frate congolese, accusato dell'omicidio di Guerrina Piscaglia, della distruzione o dell'occultamento di cadavere, fa poi un appello al ministro, chiedendogli di prendere in considerazione la sua situazione: "se nella mia condizione, scrive il frate, ci si trovasse il figlio di chi ha il potere di decidere?".
Intanto il legale di padre Graziano ha presentato nuovamente un'istanza alla Corte d'Assise richiedendo gli arresti domiciliari per il suo assistito anche senza il braccialetto elettronico.
Ed è sempre l'avvocato Angeletti a farsi portavoce del frate congolese, che continua a ribadire il suo punto di vista sull'intera vicenda. Per il religioso non ci sono dubbi: Guerrina è viva.