Condannato per associazione mafiosa. Scappa dopo la sentenza, poi si consegna
L’uomo era stato condannato in primo grado nel 2004, dalla prima Sezione Penale del Tribunale Ordinario di Santa Maria Capua Vetere (CE) per condotte iniziate nel 1996 con un’imputazione per associazione per delinquere di tipo mafioso, aggravata dall’uso delle armi.
Nel 2013, la Corte di Appello di Napoli ha riformato la sentenza di primo grado condannando a quattro anni e sei mesi di reclusione il Potenza, interdicendolo per cinque anni dai pubblici uffici ed applicandogli la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di due anni.
La condanna è divenuta definitiva a seguito della sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 15 luglio 2015.
Il POTENZA, nelle more del giudizio, aveva spostato la propria residenza in questa provincia, nel comune di Terranuova Bracciolini, dov’era stato tenuto sotto stretto controllo dagli operatori della Questura e del Commissariato di Montevarchi.
Immediatamente dopo aver appreso che la sentenza della Cassazione gli aveva confermato la pena e doveva essere eseguita, il condannato, pur se controllato a vista da personale della Squadra Mobile della Questura di Arezzo e dell’Ufficio Anticrimine del Commissariato di Montevarchi (AR), si è allontanato dalla propria abitazione riuscendo a rendersi irreperibile, approfittando delle sue ultime ore di libertà.
La condanna, infatti, sebbene definitiva, dopo la sentenza di Cassazione del 15 luglio 2015, per essere eseguita, necessitava per legge dell’ordine scritto del Procuratore Generale, emesso il successivo 17 luglio 2015.
Senza quest’ordine il POTENZA, pur condannato non poteva essere ristretto dagli operatori.
Il latitante, prima che la propria situazione si aggravasse ulteriormente e, verosimilmente sentendo la pressione delle ricerche della Polizia che lo stavano mettendo alle corde, nella serata di ieri si è recato alle porte del carcere di San Giminiano (SI) per consegnarsi agli operatori della Polizia Penitenziaria che gli hanno notificato l’ordine di esecuzione della sentenza di condanna.