Oltre 36 mila case vuote e 500 sfratti in provincia di Arezzo: l'allarme del Sunia
Mancano le case? No. Buricchi ricorda che in Italia esiste una metropoli fantasma fatta di 7 milioni di case vuote e che rappresentano il 22,5% del totale. “In Toscana 1 abitazione su 5 è vuota (il 20,07% per 385.053 immobili non occupati). La provincia di Arezzo si colloca al 6° posto in Toscana con il 20,64% e 36.044 case vuote. Montevarchi, Arezzo e Cortona sono i comuni aretini dove ci sono più case vuote. Montevarchi con più di 8 mila, pari al 43% del totale, seguito da Arezzo dove se ne contano meno della metà (oltre 3.500 immobili non occupati pari all’8% del totale) e Cortona (più di 3 mila case vuote, 25% del totale). Seguono Montemignaio, quarto in graduatoria con oltre 1.700 (76% del totale), Sansepolcro, al quinto posto con più di 1.600 (19%) e Bibbiena, sesto posto con quasi 1.600 case vuote (24%)”.
“Dobbiamo chiederci – commenta Alessandro Mugnai, Segretario provinciale della Cgil – se sia civile un Paese caratterizzato da abitazioni sfitte, edifici pubblici e ex fabbriche inutilizzate; scarsità ed inadeguatezza delle case popolari; mercato immobiliare con prezzi alti; alto numero di sfratti; cittadini che sono costretti a rivolgersi alla Caritas per un pasto e un posto letto. E in questa campagna elettorale, carica come non mai di promesse talvolta improbabili, è doveroso chiedersi quali sono state e quali sono le risposte della politica”.
Prova a rispondere Fabio Buricchi: “l’unica politica della casa che ha unito la Regione e le amministrazioni locali di ogni colore politico, è stata l’introduzione di regole tendenti ad escludere dalle graduatorie per le case popolari quanti più richiedenti possibile. Le statistiche ci dicono che, negli ultimi anni, solo il 14% delle domande sono state soddisfatte. Si pensa che aumentando per legge le esclusioni e, quindi, le domande, la percentuale degli accoglimenti possa aumentare”.
Si prepara uno scenario sociale che la Cgil giudica inaccettabile e che Mugnai evidenzia: “si costituiranno ghetti invivibili e le case popolari saranno ridotte ad alloggi a rotazione per situazioni di emergenza da liberare alla prossima emergenza. Infine non ci saranno più entrate per affitti e quindi non ci sarà più alcun introito per la manutenzione. Il principio è confermato dall’innalzamento della percentuale massima di utilizzo provvisorio degli alloggi per emergenze che passa dal 35% al 40%. Quindi, meno posti da assegnare per consentire le emergenze. In questa situazione sarà inevitabile che si acuisca un conflitto tra i più diseredati, un guerra tra poveri. L’unica soluzione è un programma di interventi con finanziamenti certi e continui”.