Oggi gli operatori hanno fatto la conta dei danni insieme ai rappresentanti di Confcommercio, confrontandosi sulle azioni da intraprendere per ottenere il dovuto risarcimento.
“È chiaro che in questo caso non può essere invocato lo stato di calamità, perché altrove la città ha retto meglio all’impatto della pioggia, per quanto fosse forte”, dice il referente di Confcommercio per la città di Arezzo Cristiano Beligni, “i problemi in questa zona sono legati al cattivo funzionamento del sistema fognario e di raccolta delle acque, che è diretta responsabilità dell’Amministrazione Comunale. L’unica strada percorribile per ottenere il riconoscimento del danno subìto pare quindi quella di appellarsi direttamente al Comune. Una cosa è certa: questi imprenditori non possono essere lasciati da soli a sopportare il peso economico di quanto accaduto”.
Sono almeno quindici le imprese che si sono viste invadere i locali dall’acqua e dal fango. “La maggior parte di loro sono riuscite a riaprire dopo 24 ore di fermo, a parte un bar, che è rimasto chiuso per tre giorni perdendo dunque visibilità e incassi per l’intero fine settimana della Fiera Antiquaria di settembre, uno dei più vivaci dell’anno per le attività economiche del centro storico”, spiega il responsabile di Confcommercio per l’area aretina, “tutti hanno dovuto buttare via molta della merce in vetrina, nei locali o perfino in magazzino: dai prodotti alimentari a scarpe, vestiti e orologi irrimediabilmente rovinati, per non parlare dell’arredamento. Nei prossimi giorni dovranno continuare a lavorare per sostituire le attrezzature e riportare i negozi alla piena efficienza”.