Solìm: incontri ravvicinati tra rifugiati e studenti
“Il tentativo di questo viaggio – spiega Erica Archinucci, curatrice dello spettacolo – è stato quello di creare relazioni che oltrepassassero barriere culturali, linguistiche e sociali e dare risposte ad alcune delle domande, delle riflessioni e dei bisogni che durante tutto l’arco del progetto sono emersi dai ragazzi e dalle ragazze delle scuole. Ma anche un invito alla pace, alla fiducia, alla cooperazione e alla riscoperta dell’essere umano”. E a proposito di umanità, ecco il pensiero della quarta classe del Liceo Varchi di Montevarchi: “è condivisione di un mondo che si apre alla diversità, che supera i limiti invalicabili, che costruisce ponti e abbatte muri, che accoglie e non respinge, che non rinuncia a riconoscere se stesso nel volto dell’altro, l’altro che è testimone di un diverso modo di essere”. Per fare questo bisogna conoscere e essere informati. “L’informazione rende liberi – ha scritto Costanza della V D del liceo Redi. Liberi di essere, liberi di agire e di giudicare. In un mondo in cui tutto è confusione e chiunque ostenta conoscenze manchevoli, mascherate da assolute certezze, scavare alla ri8cercda della verità è l’unica cosa che ci rende umani”.
“Questo progetto – conclude il Centro proposte educative Unicoop - è stato un viaggio alla conoscenza degli altri ma anche di noi stessi, di quella parte capace di provare empatia e sviluppare solidarietà, facendoci sentire felicemente umani. Siamo andati in classe portando con noi delle valigie vuote che si sono riempite via via di parole, pensieri, emozioni e voci. La parola Solìm è un messaggio di speranza e umanità, un saluto alla vita e alla tenerezza, buon auspicio per il mondo che sta nascendo, fragile ma palpitante, dal grembo del terzo millennio”.